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Pacchetto energia, le novità per l’efficienza energetica degli edifici

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Mobilità elettrica e un indicatore per gli smart building al centro della nuova strategia europea sulle performance energetiche degli edifici

Per raggiungere il nuovo obiettivo in materia di efficienza energetica del 30% entro il 2030, il Pacchetto energia approvato di recente dall’UE punta in modo importante sull’efficientamento degli edifici. Settore che conserva un peso considerevole, dal momento che assorbe circa il 40% del consumo finale di energia del continente. Lo stato dell’arte lascia ampia libertà di manovra, con tre quarti dello stock immobiliare ancora non adeguati dal punto di vista dell’efficienza energetica e con un tasso annuo di interventi di rinnovo estremamente basso, tra lo 0,4 e l’1,2%.

Punto di partenza resta – inalterato – l’articolo 9 che stabilisce gli standard per gli edifici a energia quasi zero (NZEB).

La nuova versione della direttiva 2010/31/EU sulle prestazioni energetiche degli edifici incorpora gli obiettivi strategici a lungo termine già delineati in precedenza dall’UE tramite la Direttiva sull’efficienza energetica, con lo scopo di arrivare a decarbonizzare l’intero stock immobiliare entro il 2050. Con una serie di aggiustamenti vengono snellite le misure necessarie affinché gli edifici di nuova costruzione soddisfino i requisiti minimi di prestazione energetica e, nel novero dei sistemi tecnici per l’edilizia, vengono aggiunti quelli riguardanti la generazione di elettricità in sito e le infrastrutture legate alla mobilità elettrica, oltre a quelli per riscaldamento, produzione di acqua calda, condizionamento e ventilazione.

La mobilità elettrica è al centro di un nuovo provvedimento, secondo il quale tutti gli edifici non residenziali, di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione importante, qualora dispongano di più di 10 posti auto, devono predisporne almeno uno ogni 10 con punti di ricarica per EV. Gli Stati membri possono a loro discrezione estendere o meno questa normativa alle PMI.

L’UE fa poi un passo avanti verso la definizione di smart building introducendo un indicatore di “intelligenza” dell’edificio, che dovrà accompagnare i tradizionali certificati di prestazione energetica. L’indicatore – ancora da definire nel dettaglio – dovrà tener conto del grado di integrazione tra dispositivi smart e sistemi tecnici per l’edilizia convenzionali, e dell’edificio in generale con i sistemi e le infrastrutture energetiche dell’area con cui l’edificio è connesso. In particolare verrà valutata la flessibilità e la capacità di ottimizzare l’incontro fra domanda e fabbisogno energetico. L’apporto di questo indicatore dovrebbe quindi certificare l’effettivo grado di efficienza energetica raggiunta dall’edificio grazie a tecnologie smart.

Vengono ricalibrati gli strumenti finanziari che gli Stati devono prevedere per incentivare l’efficienza energetica. Da oggi dovranno essere commisurati al risparmio effettivo, calcolato dal confronto tra le prestazioni energetiche di partenza e quelle che si otterrebbero dopo l’intervento. Infine, vengono semplificati i controlli sugli impianti di riscaldamento,  il sistema di controllo e le pompe di circolazione, consentendo anche il monitoraggio a distanza.

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